Riformare la giustizia tributaria partendo dai numeri

Riformare la giustizia tributaria partendo dai numeri

Riformare la giustizia tributaria partendo dai numeri 900 1024 Studio Infranca

di Giorgio Infranca e Pietro Semeraro

Quasi i 2/3 delle cause tributarie iscritte a ruolo nel 2019 recano un valore controversia inferiore a euro 20.000 e, addirittura, la metà recano un valore inferiore a euro 3.000.

In particolare, su142.153 ricorsi iscritti a ruolo nelle Commissioni Tributarie Provinciali italiane, ben 103.280 (circa il 73% del totale) recano un valore della controversia inferiore a euro 20.000, di cui 67.687 (il 47,62% ovvero quasi la metà del totale) di valore inferiore a euro 3.000. Nello scaglione di valore tra euro 20.000 ed euro 50.000 sono pervenuti circa 19.493 circa il 14% del totale.

Questi sono i numeri che emergono dalla relazione annuale sullo stato del contenzioso tributario per l’anno 2019 pubblicata dal MEF.

Sono numeri significativi che ci indicano, con estrema chiarezza, la strada da intraprendere per una riforma della giustizia tributaria che da un lato sia efficiente e che, dall’altro, sia il meno onerosa possibile per le casse dello Stato.

La professionalizzazione dei giudici tributari è una esigenza sentita da tutti, ineludibile e indispensabile.

L’ha ricordato il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini lo scorso 11 gennaio 2021 nel corso dell’audizione nel corso dell’audizione in Commissione Finanze del Senato e della Camera in materia di riforma dell’IRPEF e altri aspetti del sistema tributario, ma anche il Primo Presidente della Cassazione, Pietro Curzio, che, nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario tenutasi lo scorso 29 gennaio 2021, ha ribadito con chiarezza la necessità di  “pensare a riforme dell’appello tributario che consentano a quei giudici di svolgere il loro lavoro a tempo pieno e in via esclusiva al pari di altri giudici specializzati, perché il diritto tributario è ormai uno dei settori più complessi e impegnativi dell’esperienza giuridica e il relativo contenzioso pone problemi di rilevante peso economico e di particolare delicatezza per cittadini, imprese ed erario”.

Questo non significa – si badi – perdere il bagaglio di conoscenze degli attuali componenti dei giudici tributari, in parte laici e in parte provenienti da altre magistrature.

Abbiamo sopra visto che quasi i 2/3 delle cause iscritte a ruolo recano un valore controversia inferiore a euro 20.000 e che quasi il 50% delle volte si discute di cause con un valore della pretesa inferiore a euro 3.000,00.

Sulla base di questi numeri, la strada potrebbe essere allora proprio quella di affidare all’attuale classe di magistrati le controversie di valore inferiore, destinando ad una nuova magistratura tributaria professionale, selezionata per concorso pubblico, la gestione delle controversie di valore superiore.

Per ridurre i costi del reclutamento di una nuova classe di magistrati, si potrebbe inoltre affidare ad un giudice monocratico la gestione del primo grado di giudizio.

Accanto a ciò, è opportuno se non necessario, per le controversie di valore inferiore, rafforzare l’istituto della mediazione tributaria, affidandone la gestione ad un terzo organo imparziale e non allo stesso ufficio come accade oggi.

Allo stesso modo, appare sempre più necessaria l’istituzione di una vera e propria sezione specializzata della Suprema Corte, adottando per esempio la soluzione contenuta nel DDL n. 988 del 1° agosto 2013 che ancora oggi giace in Parlamento.

In questo disegno di legge si propone che la Sezione Specializzata Tributaria sia composta da trentacinque giudici, ripartiti in cinque sottosezioni, in ragione della materia: imposte sui redditi, imposta sul valore aggiunto, altri tributi, riscossione, rimborsi.  

Si prevede inoltre un collegio composto dai presidenti di tali cinque sottosezioni per la decisione delle questioni di particolare importanza, così da privilegiare la formazione di una nomofilachia in grado di eliminare all’origine i contrasti di decisioni.

Nella versione del Recovery Plan licenziata dal Governo Conte II non vi è cenno alcuno alla riforma della giustizia tributaria.

Anzi, a dire il vero, nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, si menziona, a pag. 59, il contenzioso tributario, ma solo per dire che saranno assegnati magistrati ausiliari onorari presso la sezione tributaria (un paradosso, considerata l’esigenza di professionalizzazione del giudice tributario).

Non resta, a questo punto, che sperare in una netta inversione di tendenza da parte del Governo presieduto da Mario Draghi, che nel discorso programmatico pronunciato ieri al Senato, ha rivendicato la necessità di affidare la riforma del fisco ad una commissione di esperti.

La riforma della giustizia tributaria è una componente essenziale della riforma del fisco e ci si augura pertanto che anche su questo fondamentale aspetto si possa aprire un nuovo corso.



Preferenze Cookies

Quando si visita questo sito, è possibile che le informazioni nel browser vengano memorizzate da servizi specifici, in genere sotto forma di cookie. Qui puoi modificare le tue preferenze. Vale la pena notare che il blocco di alcuni tipi di cookie potrebbe influire sulla tua esperienza utente e sui servizi che questo sito è in grado di offrire. Leggi la Privacy Policy per avere informazioni circa i tuoi dati personali raccolti.

Click to enable/disable Google Analytics tracking code.
Click to enable/disable Google Fonts.
Click to enable/disable Google Maps.
Click to enable/disable video embeds.
Questo sito utilizza i cookies per ottimizzare l'esperienza utente, principalmente da servizi di terze parti. Definisci le tue preferenze e/o acconsenti al nostro uso dei cookie.