Impatriati al sud Italia con il beneficio «rafforzato» anche in smart working

Impatriati al sud Italia con il beneficio «rafforzato» anche in smart working

Impatriati al sud Italia con il beneficio «rafforzato» anche in smart working 150 150 Studio Infranca

di Giorgio Infranca e Pietro Semeraro


L’art. 16 del DLgs. 147/2015 prevede un’importante agevolazione per i lavoratori provenienti da un Paese estero che trasferiscono la propria residenza in Italia.

A seguito delle modifiche introdotte dal DL 34/2019, infatti, i redditi di lavoro dipendente, autonomo o d’impresa dei lavoratori che:
– non siano stati residenti in Italia nei due periodi d’imposta precedenti al trasferimento,
– si impegnino a risiedere in Italia per almeno 2 anni, e
– svolgono la loro attività lavorativa prevalentemente in Italia,
concorrono alla formazione del reddito nella misura del 30% (il 70%, quindi, resta esente da imposizione). L’agevolazione ha una durata di 5 anni, salvo la possibilità di ottenere un prolungamento del beneficio, a certe condizioni.

Il comma 5-bis del citato art. 16 del DLgs. 147/2015, poi, prevede un rafforzamento dell’agevolazione per i lavoratori che trasferiscono la propria residenza in una delle regioni del sud Italia (ovvero, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia).
In caso di trasferimento in una di queste Regioni, il reddito resta imponibile nella sola misura del 10% (pertanto, il 90% dei redditi percepiti è esente).

Con la recente circolare n. 33 del 28 dicembre 2020 l’Agenzia delle Entrate ha fornito degli interessanti chiarimenti anche sull’agevolazione “rafforzata” di cui al comma 5-bis per i lavoratori che trasferiscono la residenza in una delle Regioni del sud; chiarimenti che, a ben vedere, potrebbero agevolare in modo importante il fenomeno del c.d. “south working”.

La circolare ha chiarito che la nozione di residenza richiamata dall’art. 16 è quella “civilistica”, per come elaborata dalla giurisprudenza; pertanto, ai fini dell’individuazione della misura dell’agevolazione (esenzione del 70% o del 90% in caso di trasferimento al sud), rileva il luogo in cui la persona pone la propria dimora abituale, ovvero il luogo in cui il soggetto abita stabilmente.

A tal fine, ricorda la circolare, occorre rispettare un duplice requisito, oggettivo e soggettivo, ovvero la permanenza abituale in un dato luogo e l’intenzione di abitare stabilmente in quel luogo.
Ciò detto, l’apertura di maggior interesse da parte dell’Agenzia sul punto è rappresentata proprio dalla circostanza di ritenere comunque agevolabile il reddito del lavoratore impatriato che, pur fissando la residenza ai fini “civilistici” in una delle Regioni indicate dal comma 5-bis (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Sardegna e Sicilia), lavori in un Comune diverso da quello di residenza, evidentemente al di fuori del territorio interessato dall’agevolazione “rafforzata”…

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