Cointestazione del conto con imposta di donazione solo se vi è l’animus donandi

Cointestazione del conto con imposta di donazione solo se vi è l’animus donandi

Cointestazione del conto con imposta di donazione solo se vi è l’animus donandi 150 150 Studio Infranca

di Giorgio Infranca e Pietro Semeraro

Nell’ampio concetto di liberalità rientra anche una serie di atti che, pur non costituendo tecnicamente una donazione, producono i medesimi effetti.
La categoria più significativa delle “liberalità non donative” è costituita dalle c.d. donazioni indirette, negozi di natura diversa dalla donazione tipica di cui all’art. 769 c.c. e di cui un soggetto può ugualmente avvalersi con lo scopo di arricchire un altro soggetto.
Tali liberalità sono attuate mediante uno strumento negoziale che ha uno scopo tipico diverso dalla c.d. causa donandi ma è nel contempo idoneo a produrre, unitamente all’effetto diretto che gli è proprio, quello tipico della donazione, ovvero l’arricchimento senza corrispettivo.

Nell’ambito delle donazioni indirette sono, in estrema sostanza, ravvisabili due negozi collegati: il primo, quale “negozio mezzo”, produttivo dei suoi effetti tipici e il secondo, “negozio fine”, attraverso il quale le parti perseguono il risultato liberale.
Dal punto di vista del trattamento tributario, l’accertamento della sussistenza di una liberalità, sia pure indiretta, comporta l’assoggettamento all’imposta di donazione, ai sensi dell’art. 1, comma 1 del DLgs. 346/90, secondo cui l’imposta si applica ai trasferimenti di beni e diritti “per donazione o altra liberalità tra vivi”.

Tra le possibili ipotesi di donazione “indiretta”, sia la dottrina, sia la giurisprudenza (si veda tra le ultime Cass. n. 4682/2018) hanno da sempre individuato la cointestazione di una somma di denaro depositata presso un istituto di credito, sempre che, naturalmente, tale somma risulti essere appartenuta, all’atto della cointestazione, a uno solo dei cointestatari.
Anche le Sezioni Unite della Cassazione (Cass. SS.UU. 27 luglio 2017 n. 18725), chiamate a qualificare giuridicamente la diversa ipotesi del trasferimento realizzato per spirito di liberalità di strumenti finanziari effettuato mediante l’esecuzione di un ordine di bancogiro impartito alla banca, hanno ricompreso tra le ipotesi tipiche di liberalità non donative la cointestazione di conto corrente bancari.

Non sempre però la cointestazione del conto corrente si traduce in una liberalità e, conseguentemente, è rilevante dal punto di vista tributario.
Il discrimen essenziale – dal punto di vista civilistico – per qualificare come “liberalità” la cointestazione di conto corrente è infatti la sussistenza, e dunque l’accertamento, del c.d. animus donandi in capo al proprietario della somma cointestata; animus che si configura solo e soltanto quando il proprietario della somma cointestata, consapevole di non esservi tenuto in virtù di un vincolo giuridico o extragiuridico che sia, opera spontaneamente un’attribuzione patrimoniale a favore dell’altro cointestatario allo scopo di arricchirlo..

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